Titolo: Il buio oltre la siepe
Fandom: Criminal Minds
Personaggio: Haley Hotchner
Prompt: 25. Gioco @
mezzadozzinafic
Rating: giallo, PG
Conteggio parole: 666, oneshot
Note: il titolo è mutuato dal meraviglioso libro di Harper Lee che spero mi perdoni per l'eresia.
Disclaimer: Haley è stata ideata da Jeff Davis (inchino). Nessuno mi paga.
Tabella: qui
***
Sono partita. Direi che si vede che sono parzialmente in ferie!
Lo so, ho sempre odiato Haley, ma quando ho provato a mettermi nei suoi panni mi ha fatto una tristezza infinita e ho sentito il bisogno di scriverne. Ma chi mi conosce sa che il vero motivo per cui ho cambiato bandiera è che tutti la odiano, il che scatena sempre in me un amore infinito. Perché amo i reietti?
Comunque mi piaceva l'idea di Haley bambina con un evento tragico alle spalle. Sono un po' squilibrata.
Fandom: Criminal Minds
Personaggio: Haley Hotchner
Prompt: 25. Gioco @
Rating: giallo, PG
Conteggio parole: 666, oneshot
Note: il titolo è mutuato dal meraviglioso libro di Harper Lee che spero mi perdoni per l'eresia.
Disclaimer: Haley è stata ideata da Jeff Davis (inchino). Nessuno mi paga.
Tabella: qui
Haley aveva quattro anni la prima volta che vide il sangue di un essere umano.
Era andata al parco con suo padre, un afoso pomeriggio estivo. La temperatura superava i 35° e l'umidità l'80%. Ma per una bambina di quattro anni i numeri oltre il cinque non hanno senso. Così suo padre acconsentì alla sua richiesta di giocare al parco con gli altri bambini, lui avrebbe potuto riposarsi all'ombra degli alberi e parlare di football con gli altri padri.
Haley aveva lunghe trecce bionde che sobbalzavano mentre correva con gli altri bambini e suo padre poteva riconoscerla facilmente. Ma non prestava particolare attenzione alla figlia, era nel parco appena dietro casa, insieme ai figli dei suoi vicini e sapeva che tutti i genitori tenevano d'occhio tutti i bambini.
Haley si divertiva tantissimo al parco, le sembrava un posto magico pieno di grandi alberi su cui cercare di arrampicarsi inutilmente e tante altalene su cui dondolare. Ma soprattutto c'erano sempre tanti bambini e le loro risate, le loro liti e i loro discorsi la facevano sentire felice. E le piaceva ogni tanto guardare verso le panchine e vedere suo papà sorriderle e farle ciao.
Il parco era il posto che preferiva al mondo, secondo solo al negozio di giocattoli in fondo alla strada. Haley amava il verde che la circondava, le corse che la lasciavano senza fiato. Ma soprattutto amava scoprire nuovi posti dove potersi nascondere. Le piaceva scovarli da sola, nei pochi momenti in cui gli occhi vigili di suo padre la lasciavano libera.
E così, mentre Brian conta fino a venti (ha sette anni e sa farlo, lui), Haley corre tra gli alberi, verso il tavolo da picnic che nessuno usa mai, quello con la gamba rotta e marcia. Haley corre, dietro il tavolo c'è un grande cespuglio con qualche spina che è perfetto. Nessuno verrà a cercarla proprio lì, è lontano e nessuno oltre a lei lo conosce. Haley si inginocchia e prosegue a carponi attraverso i rami fitti finchè non trova uno spazio abbastanza largo per sedersi. Si tira le ginocchia contro il petto ed aspetta di sentire qualche corsa lontana e le grida di Sammy quando verrà trovato (si nasconde sempre dietro lo scivolo e Brian non ci metterà molto a trovarlo). Haley trattiene il fiato per sentire meglio ed inclina la testa. Lo sguardo le cade sulle sue mani, sono rosse e appiccicose. E' strano, non ci sono bacche lì attorno. Guarda per terra e vede che anche lì è rosso e appiccicoso. Improvvisamente il nascondino non le interessa più, vuole sapere cos'è quella macchia rossa. Si sposta verso sinistra, tenendo fermi i rami con le mani. Non si accorge delle spine che le graffiano le braccia, ha visto qualcosa di rosa. Forse un pupazzo. (Vorrebbe tanto un pupazzo nuovo, un orso giallo come quello del negozio in fondo alla strada) Avanza ancora, pochi passi e vede che non è un peluche. E' una ragazza coi capelli rossi, rosso scuro come quello che le macchia le mani. Ha gli occhi chiusi e sta dormendo. Sembra così tranquilla che Haley non la vuole disturbare. Così indietreggia ed esce dal cespuglio. Nel parco non si sentono più le grida dei bambini, forse è arrivato il furgone dei gelati. Così ritorna verso gli altri, le mani e le ginocchia sporche e le braccia graffiate. La mamma la sgriderà al suo ritorno. E sgriderà anche papà.
- Haley! Vieni fuori! Sta per piovere! -
Haley corre verso suo papà, vede che gli altri stanno uscendo dal parco. Corre verso suo papà e vede che la guarda in modo strano, come se fosse spaventato. Le viene incontro e si inginocchia davanti a lei.
- Stai bene? Ti sei fatta male? -
Haley scuote la testa senza capire, mentre le trecce dondolano nell'aria e suo papà l'abbraccia stretta come quando è caduta dall'altalena.
Haley aveva quattro anni quando vide per la prima volta il sangue di un morto e da allora il parco non le sembrò più così piacevole.
Era andata al parco con suo padre, un afoso pomeriggio estivo. La temperatura superava i 35° e l'umidità l'80%. Ma per una bambina di quattro anni i numeri oltre il cinque non hanno senso. Così suo padre acconsentì alla sua richiesta di giocare al parco con gli altri bambini, lui avrebbe potuto riposarsi all'ombra degli alberi e parlare di football con gli altri padri.
Haley aveva lunghe trecce bionde che sobbalzavano mentre correva con gli altri bambini e suo padre poteva riconoscerla facilmente. Ma non prestava particolare attenzione alla figlia, era nel parco appena dietro casa, insieme ai figli dei suoi vicini e sapeva che tutti i genitori tenevano d'occhio tutti i bambini.
Haley si divertiva tantissimo al parco, le sembrava un posto magico pieno di grandi alberi su cui cercare di arrampicarsi inutilmente e tante altalene su cui dondolare. Ma soprattutto c'erano sempre tanti bambini e le loro risate, le loro liti e i loro discorsi la facevano sentire felice. E le piaceva ogni tanto guardare verso le panchine e vedere suo papà sorriderle e farle ciao.
Il parco era il posto che preferiva al mondo, secondo solo al negozio di giocattoli in fondo alla strada. Haley amava il verde che la circondava, le corse che la lasciavano senza fiato. Ma soprattutto amava scoprire nuovi posti dove potersi nascondere. Le piaceva scovarli da sola, nei pochi momenti in cui gli occhi vigili di suo padre la lasciavano libera.
E così, mentre Brian conta fino a venti (ha sette anni e sa farlo, lui), Haley corre tra gli alberi, verso il tavolo da picnic che nessuno usa mai, quello con la gamba rotta e marcia. Haley corre, dietro il tavolo c'è un grande cespuglio con qualche spina che è perfetto. Nessuno verrà a cercarla proprio lì, è lontano e nessuno oltre a lei lo conosce. Haley si inginocchia e prosegue a carponi attraverso i rami fitti finchè non trova uno spazio abbastanza largo per sedersi. Si tira le ginocchia contro il petto ed aspetta di sentire qualche corsa lontana e le grida di Sammy quando verrà trovato (si nasconde sempre dietro lo scivolo e Brian non ci metterà molto a trovarlo). Haley trattiene il fiato per sentire meglio ed inclina la testa. Lo sguardo le cade sulle sue mani, sono rosse e appiccicose. E' strano, non ci sono bacche lì attorno. Guarda per terra e vede che anche lì è rosso e appiccicoso. Improvvisamente il nascondino non le interessa più, vuole sapere cos'è quella macchia rossa. Si sposta verso sinistra, tenendo fermi i rami con le mani. Non si accorge delle spine che le graffiano le braccia, ha visto qualcosa di rosa. Forse un pupazzo. (Vorrebbe tanto un pupazzo nuovo, un orso giallo come quello del negozio in fondo alla strada) Avanza ancora, pochi passi e vede che non è un peluche. E' una ragazza coi capelli rossi, rosso scuro come quello che le macchia le mani. Ha gli occhi chiusi e sta dormendo. Sembra così tranquilla che Haley non la vuole disturbare. Così indietreggia ed esce dal cespuglio. Nel parco non si sentono più le grida dei bambini, forse è arrivato il furgone dei gelati. Così ritorna verso gli altri, le mani e le ginocchia sporche e le braccia graffiate. La mamma la sgriderà al suo ritorno. E sgriderà anche papà.
- Haley! Vieni fuori! Sta per piovere! -
Haley corre verso suo papà, vede che gli altri stanno uscendo dal parco. Corre verso suo papà e vede che la guarda in modo strano, come se fosse spaventato. Le viene incontro e si inginocchia davanti a lei.
- Stai bene? Ti sei fatta male? -
Haley scuote la testa senza capire, mentre le trecce dondolano nell'aria e suo papà l'abbraccia stretta come quando è caduta dall'altalena.
Haley aveva quattro anni quando vide per la prima volta il sangue di un morto e da allora il parco non le sembrò più così piacevole.
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Sono partita. Direi che si vede che sono parzialmente in ferie!
Lo so, ho sempre odiato Haley, ma quando ho provato a mettermi nei suoi panni mi ha fatto una tristezza infinita e ho sentito il bisogno di scriverne. Ma chi mi conosce sa che il vero motivo per cui ho cambiato bandiera è che tutti la odiano, il che scatena sempre in me un amore infinito. Perché amo i reietti?
Comunque mi piaceva l'idea di Haley bambina con un evento tragico alle spalle. Sono un po' squilibrata.
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happy
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